La recensione di TOMOYOSHI ENDO (Milano) / JAPADVISOR

È venerdì sera e indovinate un po’? Questa sera torniamo da Tomoyoshi Endo, uno storico ed autentico ristorante giapponese, situato a pochi passi dalla Stazione Centrale di Milano, nel quale eravamo gia stati un anno fa. Lasciamo comodamente la macchina in un’autorimessa lì vicino e raggiungiamo il locale, attraversando il cortile di una palazzina.


Un po’ nascosto ma impossibile da non notare: fuori dalla porta d’ingresso, infatti, la classica tendina giapponese.


Varchiamo l’ingresso e ci accoglie il personale molto gentile e la Sig.ra Masako, proprietaria del ristorante con suo Marito. Ci ricordiamo bene il locale, composto da una sala al piano terra e una al primo piano nella quale avevamo cenato l’ultima volta. Stasera però vogliamo vivere un’esperienza più autentica, quindi prenotiamo al sushibar.

Veniamo quindi fatti accomodare in una saletta dall’atmosfera unica, completamente differente dalle altre e ci sediamo al centro del bancone. Stranamente è l’unica zona del ristorante dove non c’è nessuno.

L’arredamento racconta tutta la storia dell’attività.



Il bancone è semplice, in vernice rossa, su cui è adagiata una teca, grazie alla quale si può apprezzare la freschezza del pesce.


Mentre aspettiamo di ordinare veniamo accolti da Shozo San, l’anziano prioritario e sushiman del ristorante, con il quale iniziamo a scambiare qualche parola.


È il momento di sfoderare le nostre bacchette personali che, come da prassi, ci portiamo da casa. Questo è un particolare che non passa inosservato al personale e soprattutto alla Sig.ra Masako, che rimane piacevolmente sorpresa, spiegandoci che non le è mai capitato una cosa del genere. In effetti è come se un giapponese andasse a mangiare in un ristorante italiano e si portasse le sue posate personalizzate da casa, ma questa è tutta un’altra storia.

I menù sono due: il primo, con i classici di Endo ed il secondo, su carta, con i piatti del giorno scritti interamente in giapponese e tradotti simultaneamente da una delle ragazze del personale.

Da bere prendiamo il nostro classico the verde bollente.


Il primo piatto che ordiniamo è proprio tra quelli del giorno ed è un antipastino di Totani marinati con salsa giapponese.


Il gusto è particolare e molto deciso ma comunque ottimo.

La seconda portata è la frittata Tamago, un classico della tradizione giapponese.

Servita spessa e a cubetti come da ricetta, è contraddistinta dal suo sapore dolce inconfondibile. Fantastica!

Poi è il momento degli Uramaki con Tempura di Gambero e insalata.



Davanti ad un maestro di questo calibro è d’obbligo assaggiare la sua migliore selezione di Nigiri, quindi ci consigliano il Sushi Extra Quality.



Come al solito rimaniamo incantati dall’aspetto estetico del piatto. Iniziamo dalla Tamago, che abbiamo mangiato poco fa. Poi passiamo ai Nigiri, elementi cardine di questa degustazione. Il primo è con l’incredibile Ventresca di Tonno; il secondo con il filetto di Ricciola; il terzo ha come protagonista il Gambero crudo; il quarto è con il Suari (o pesce azzurro), molto a cuore alla tradizione culinaria giapponese; il quinto è con l’Anguilla; il sesto ed ultimo con Capasanta. Poi è il momento del Gunkan con Uova di Salmone e terminiamo con sei Maki di Ventresca e Cipollotto. È una di quelle degustazioni che difficilmente dimenticheremo.

Nel piatto dello chef terminato poco fa uno dei filetti che più ci ha deliziati è la Ventresca di Tonno. Ordiniamo quindi un altro Nigiri Toro e uno con il Salmone (Sake).


Proprio come succede in Giappone, il filetto di pesce è cosi grande da coprire interamente la pallina di riso.

Non siamo ancora sazi. Chiediamo quindi al Maestro se ha qualche pesce particolare che possiamo assaggiare, sempre sotto forma di Nigiri. Senza esitare, Shozo San ci consiglia l’Ika (Seppia), quasi croccante, adagiata su una foglia di Shiso che dà freschezza e l’Hokki Gai (Spisula), un Mollusco dal colore tendente al rosso, che come consistenza e morbidezza ricorda vagamente la polpa delle chele di un’Astice.


Terminiamo il nostro percorso culinario con due filetti di pesce cotto: un’ottimo Branzino al forno marinato nel Miso e il Suari (pesce azzurro), già assaggiato nella selezione di Nigiri, questa volta in versione fritta.



Tra una portata e l’altra facciamo qualche domanda a Shozo San, per conoscere meglio lui e la storia del suo ristorante.

Con molta dolcezza ci racconta che è nato a Sendai, in Giappone, una città non molto distante da dove c’è stato lo tsunami nel 2011. Ha iniziato a lavorare come sushiman a Tokyo ed il suo arrivo in Italia è datato 1980.


Il ristorante si chiama Tomoyoshi dall’unione dei nomi “Tomoko” e “Yoshiko”, figli di un amico di Shozo. Endo, invece, era il nome dell’ex padrone dello stabile.

Shozo e Masako erano proprietari anche di Tomoyoshi Sacco, situato in Via Sacco a Milano che attualmente, dopo anni di onorato servizio, è chiuso.

Anche il Giappone è uno degli argomenti del quale ci parla l’anziano Sushiman, sempre con il sorriso stampato in faccia.

L’esperienza da Tomoyoshi Endo è stata sicuramente una delle più autentiche a cui abbiamo avuto il piacere di partecipare. Ma vi diremo di più. Non è da tutti i giorni cenare soli al bancone. Aver avuto a disposizione Shozo San per tutta la sera e chiacchierare con lui è stato unico.
Se siete a Milano e volete provare la vera cucina giapponese, fidatevi di Tomoyoshi Endo.

TOMOYOSHI ENDO , Via Via Vittor Pisani 13, Milano

Parcheggio Consigliato:  Via Vittor Pisani 15
20124 Milano

Fascia di prezzo (considerata per 2 persone): da 80 a 99 €

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